Aveva gli occhi bianchi e lucenti, aveva i capelli di cristallo.
Aveva una sciarpa ricamata di brina, aveva un cappotto di candida neve, ai piedi aveva scintillanti affilatissimi pattini. Era una Bambina di Ghiaccio.

Abitava da sola in una casa di cristallo, al centro di un grande lago gelato. Alla luce del sole la casa ed il lago luccicavano come fossero d'oro. Alla luce della luna la casa ed il lago luccicavano come fossero d'argento.

La gente guardava incantata, ma da lontano. Impossibile raggiungere la casa: il ghiaccio era minaccioso, subito pronto a spalancarsi e ad inghiottire per sempre chiunque osasse avvicinarsi. Solo farfalle, uccellini e leggerissimi bambini avrebbero potuto raggiungere incolumi la dimora della Bambina di Ghiaccio, ma il gelo era tale da scoraggiare anche loro. La Bambina di Ghiaccio, invece, andava e veniva lievissima, come volando.

Ogni mattina, alle prime luci dell'alba, le imposte della casa si spalancavano e la Bambina di Ghiaccio si affacciava un istante, pallidissima, a guardare il lago. Ma quasi subito le richiudeva, per impedire l'accesso ai raggi del sole.
Alla sua nascita, infatti, in un cofanetto di ghiaccio trovato accanto alla candida culla, era stato inciso questo messaggio:




 

La Bambina, che stava per compiere 999 anni sebbene ne dimostrasse solo 9, pensava impaurita al suo millesimo anno, sfuggendo più che mai i raggi del sole.
La Bambina di Ghiaccio amava l'inverno.
Da marzo a novembre, per timore del sole, la Bambina non poteva uscire che nel cuore della notte. Cosa pensava nei suoi lunghi giorni, nelle sue lunghe notti solitarie? Che prima di morire (e la morte era ormai vicina) avrebbe voluto danzare almeno una volta con un cavaliere, e con lui sposarsi, e al mondo dei vivi lasciare una sua piccola bambina.

Del tempo passò. Era questo il primo giorno del suo ultimo anno di vita.
Alle prime luci dell'alba, come sempre,  la Bambina di ghiaccio, pallidissima, si affacciò un istante alla finestra a guardare il lago. Ma... cosa si stava avvicinando alla sua casa?

 

Era una barca dalla candida vela, e sulla barca stava un bellissimo cavaliere.
- Chi siete?, chiese la Bambina.
- Sono il Principe del Polo.
- Cosa desiderate?
- Danzare una volta con Voi.
- Qui c'è molto freddo, avvertì la bambina.
- Anche nel mio castello, rispose il Principe.
- Le mie mani sono di ghiaccio.
- Anche le mie, sussurrò lui.

E le danze ebbero inizio.

L'indomani furono celebrate le nozze.
Tutte le farfalle, tutti gli uccellini, tutti i leggerissimi bambini della terra furono invitati. E vennero il Re e la Regina del Polo, trainati da una slitta ornata di mille campanelli. La casa do cristallo, in mezzo al lago, brillava più che mai.

Dopo nove mesi nacque una bellissima bambina. Benché pallida pallida, benché rivestita di argentea brina, non era una bambina di ghiaccio. Nessun messaggio fu posto accanto alla sua culla. Mai lei avrebbe dovuto temere i raggi del sole.




Quando scoccò l'ultima ora del suo millesimo anno, la Bambina di Ghiaccio sentì bussare alla sua porta. Sapeva chi era. Baciò il suo sposo e la piccola figlia. Aprì la porta e scomparve leggera, quasi volando.

Aveva gli occhi bianchi e lucenti, aveva i capelli di cristallo. E una sciarpa ricamata di brina, e un cappotto di candida neve, e ai piedi scintillanti affilatissimi pattini.




Libera riduzione da "La Bambina di Ghiaccio", di Vivian Lamarque


File midi
P. I. Tchaikovsky: Valzer da "Il lago dei Cigni"





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