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IL MIO PAESE
Ed eccolo qua
Guasticce, il mio paese. Neppure
duemila anime, un microcosmo piatto incapace di trovar posto in qualunque
carta geografica che si rispetti. Li vedete i paesini all'intorno?
Leggete i nomi: cosa vi ricordano? Stagno, Mortaiolo, Nugola,
Arnaccio, con quel suffisso che non promette niente di buono...
Eh sì, ci troviamo all'interno di una ex palude che solo la lungimiranza
dei Granduchi di Toscana strappò alle zanzare, le quali peraltro se
la legarono al dito ed ogni anno, in piena estate, ritornano a
perseguitarci, con somma gioia dei produttori di Autan.
Sono tornati, da alcuni anni, anche i gabbiani, ma non ricordo
quando il nuovo esodo sia ricominciato. Arrivano al mattino presto,
in vasti stormi allungati, e vanno a spingersi nell'entroterra in
cerca di cibo; poi, a sera, riprendono la via di casa, verso il mare, che dista da
qui non più di cinque chilometri. Calligrammi viventi. Sanno
realizzare in gruppo il disegno delle loro ali! Mi piace osservarli,
dal mio balcone, a fine giornata. Ce ne sono sempre
due o tre in clamoroso ritardo, in coda alla coda, e spesso mi sono chiesta se
non siano gli stessi che, di primo mattino, guidano la fila. Sarebbe
cosa buona e giusta: una volta primi, e una volta ultimi. Equilibrio perfetto,
match nullo.
CENNI STORICI
Guasticce, dunque,
Comune di Collesalvetti, provincia di Livorno. La sua storia è
la stessa del Comune capoluogo. La data di nascita ufficiale è il
1808, quando il governo francese, che dominava tutta la zona,
riconobbe Collesalvetti comunitas autonoma rispetto a Livorno,
Pisa e Rosignano. Nonostante la relativa "giovane età", tutto il
circondario ha certamente origini etrusche, forse addirittura precedute da
insediamenti neolitici. Nelle aree tra Guasticce, appunto, e Stagno
sono stati infatti ritrovati i resti di un antico villaggio
palafitticolo.
Fondamentale per tutto il territorio fu la vicinanza del Sinus
Pisanus, cioè l' insenatura estesa da Stagno fino a Pisa,
rinomata
per il vasto Porto Pisano, oggi insabbiato.
Intorno al
100 a.C. si avvia la colonizzazione dell'area da parte dei Romani, e
per un certo tempo si manterrà una naturale convivenza tra piccole fattorie -le mansio- e villaggi
etruschi. A memoria
della colonizzazione romana, il territorio di Collesalvetti conserva
in località Torretta i resti di una importante mansio, un
edificio termale del I secolo d.C. .
Dal 1497 tutta l'area entra a far parte della dominazione medicea. L'importanza dei Medici
è sintetizzabile con una parola sola: bonifica. Opera fondamentale per una zona
ricca di acque lacustri e fluviali, devastata sovente da alluvioni che
provocavano lo spopolamento delle aree pianeggianti.
L'attività di bonifica riguarda in generale tutta la Maremma e viene continuata anche
dai Lorena, successori dei Medici nel governo della Toscana. Si ha a
quel punto il ritorno della popolazione
nelle zone pianeggianti, poiché le aree bonificate divengono
finalmente utilizzabili per scopi agricoli. Tra le più celebri opere
medicee e lorenesi è da annoverarsi il maestoso percorso -12
miglia!- dell'
Acquedotto Leopoldino (1794-1824).
Il definitivo completamento delle opere di bonifica avviene nel
periodo tra le due guerre mondiali ed oggi la ex palude ospita da un
lato l'interporto toscano "Amerigo Vespucci", dall'altro L'Oasi della Contessa",
ricchissima di uccelli di ogni specie.

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