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Per chi ama le simmetrie, il 1° febbraio ricorre un evento
eccezionale, a detta degli esperti molto più raro di una eclisse totale di Sole. La sua
data si legge inalterata da destra verso sinistra e da sinistra
verso destra.
E' un giorno palindromo.
Malgrado la rarità del fenomeno (nel millennio scorso si
verificò una sola volta: il 29/11/1192), stiamo
attraversando un periodo in cui possiamo festeggiare un tale giorno
relativamente spesso. In questo secolo addirittura 29 volte. Sempre
di febbraio.
Il miglior regalo per l'occasione è questo quadrato magico
-misteriosissimo- su cui sono state fatte
innumerevoli congetture. Seguite il link e scoprirete -è proprio il
caso di dirlo- l'arcano.

http://it.wikipedia.org/wiki/Quadrato_del_Sator
Noterete sullo sfondo un'altra scritta curiosa. Si tratta di una
delle più belle frasi palindrome in lingua inglese. Provate a
immaginare Adamo che nell'Eden (ed anche questo è quasi un
palindromo, per la precisione un antipodo palindromo) si presenta ad
Eva con queste parole:
"Madam, I'm Adam".
E lei, palindroma di nascita:
"Eve, heh?!"
:-)

Per i fortunati possessori di nomi palindromi,
ecco alcuni blinkies


Ed infine una chicca. Il più lungo testo palindromo in lingua
italiana. Sicuramente di buon auspicio, se è vero il vecchio detto
"chi ben comincia...". E dunque, W l'Italia!
11 luglio 1982
Ai lati, a esordir, dama e re, Pertini trepida, tira lieti
moccoli, dialoga - vocina, pipa... -, ricorre alle battute.
E’durata!... ne patì Trap: allena - mèritasi lodi testé - Juvitalia,
mai amata. Il boato n’eruppe su filato, mero atto d’ira: assorga da
gai palati, ingoi l’arena! Si rise, noi: gara azzurra - felicità,
reti - e ricca! Né tacerò pose, ire, rapidi miti; citerò paure...
però meritan oro. Ci sono rari tiri? Sia! ma i latini eroi goderono
di rigore - c’è fallo -; "Fatale far tale rete": lassa prosopopea
nei peani dona aìre facile. Ma "fatale" malessere globi dilata,
rene, vene ci necrotizza: ratto, vago, da finir al còre (l’oblierà?
Dall’idea - l’Erinni! - trepiderà: tic e tac...)... Lapsus saliente
(idra! sillabo!): non amai Cabrini; flusso acre - pus era? Sudore? -
bile d’ittero ci assalì: risa brutali, amaro icore... Fiore italo,
cari miei, secca, alidirà vizzito là, se sol - a foci nuove diretti,
fisi - a metà recedete: l’itala idea di vis (i redivivi, noti, ilari
miti!) trapasserà, inerte e vana, in italianità lisa, banal.
Attutite relativa ira, correte: eterni onori n’avrete! Sibili - tre
"fi" - di arbitro: finita lì metà partita; reca loro l’animo di
lotta, fidata ripresa! mira, birra ridà! attuta ire, bile! La si
disse "eterea", la Catalogna: alla pari terrò cotali favolose ore...
Notte molle, da re! Poeti m’illusero ("Va’!", "Fa’!", "Osa!") colla
fusione - esile, serica, viva -, rime lepide, tra anelito d’età
d’oro e rudezze d’orpello; così cederò all’eros, ai sensi rei; amai
- l’amavo... - una grata città, la gag, la vita; nutro famosa cara
sete, relativa a Lalo, Varese, De Falla, Petrassi, e Ravel, e Adam,
e Nono... Sor... bene, totale opaca arte; né pago fui per attori,
dive, divi (lo sarò?)... Là ogni avuto, mai sopito piacere
s’evaporò, leggera falena era: se con amor, lì, alla cara - cotale!
- virile sera - coi guadi sereni, grevi da dare angine, beati - lo
paragono, decàde a ludo, mollica, vile cineseria, onere. Sì! Taccola
barocca allora rimane, meno mi tange: solo apatia apporterà, goffa
noia... Paride, Ettore e soci trovarono sì dure sorti - riverberare
di pira desueta! - coi gelosi re dei Dori (trono era d’ira, Era,
Muse); a Ilio nati e no, di elato tono, di rango, là tacitati -
re... mogi -, videro Elleni libare, simil a Titani, su al Pergamo:
idem i Renani e noi... "...caparbi", vaticinò - tono trepido -, ed
ora tange là tale causale trofeo (coppa di rito è la meta della
partita), trainer fisso; mìralo come l’anemone: fisso, raro, da
elogi... D’animo nobile, divo mai: mai tetro, fatale varò la
tattica. Cito Gay, ognor abile devo dir: da Maracanà sono tacco,
battuta... Ai lati issò la vela l’ala latina Bruno: cerca la rete,
si batte assai, opera lì, fora, rimargina... Bergomi, nauta ragazzo,
riserra giù sì care fila: è l’età... Coi gradi vedo - troppa la
soavità - capitano Dino, razza ladina. Rete vigila! dilàtati...!: la
turba, l’arena, ti venera. Ad ogni rado, torpido e no, tirabile
tiro, trapelà rapidità sua: parò (la tivù, lì, diè nitidi casi). Di
tutto - fiero, mai di fatica, vivace - raccatta: e, se tarpate, le
ali loro - è la verità - paion logore. Zoff (ùtinam!) è dei... Parà:
para... Piede, mani, tuffo: zero gol, noi a patire. Vale oro: lì,
là... è l’età... "Pratese, attacca! reca vivacità!", "Fidiamo!",
"Rei fottuti disaciditi!"... Nei diluvi, talora pausati, di parole
partorite lì, baritone o di proto, da ring o da arene ("Vita nera
là, brutalità tali da ligi veterani, da... lazzaroni!", "Dònati!
pàcati va’! osa!: l’apporto devi dar!", "Giocate leali, feraci!",
"Su i garresi!", "Rozza gara!", "Tu, animo!", "Grèbani! Grami!",
"Raro filare!"; poi: "Assaetta!", "Bis!" e "Ter!"), alacre, con
urbanità, l’alalà levossi: "Italia!", a tutta bocca, tonò. Sana cara
Madrid, ove delibaron Goya... gotica città talora velata...: forte
ti amiamo! Vi delibo nomina di goleador a Rossi - fenomenale! -: mò,
colà, rimossi freni artati (tra palle date male o tiri dappoco è
forte la sua celata legnata), rode, o d’ipertono, tonicità, vibra.
Pacione inane, rimediò magre, plausi - nati tali - miserabili nelle
ore di Vigo (meritàti!); Catalogna ridonò totale idoneità - noi lì a
esumare, a ridare onor - tiro diede, riso; le giocate use - da
ripide, rare, brevi, ritrose, rudi - son ora vorticose e rotte, e
d’ira paion affogare (troppa?). Aìta, Paolo!: segna, timone mena,
mira, rolla, accora, balòccati sereno, aìre - se Nice li vacillò -
modula e dà (cedono...): gara polita e benigna - e rada, di vergine
residua... - gioca. Re s’è lì rivelato (Caracalla? Il romano
Cesare!): anela, fa, regge loro, pavese reca...: ipotiposi amo. Tu
va’ in goal, ora! Sol, ivi, devi dirottare più foga: penetra a capo
elato - tenebroso non è... - ma da elevare, issar te, palla, fede,
sera (vola, là) a vitale rete! Sarà caso... Ma Fortuna ti valga
galattica targa, nuova malìa: mai Eris ne sia sorella! Or è deciso:
colle prodezze, dure e rodate doti - lena, arte di Pelè, mira -,
vivaci rese lì sé e noi: su fallo (caso a favore sul limite, opera
dell’ometto nero) è solo, va filato, corre, tira, palla angolata
cala... è rete! Essi di sale, l’Iberia tutta a dir "Arriba!",
rimaser. Pirata? Di fatto li domina... Loro lacerati tra patemi;
Latini forti, braidi, fertili, bis e ter van, ìrono in rete... E
terrò cari a vita: le reti; tutta l’anabasi latina; i Latini, a nave
e treni, a ressa partiti (mìrali!); i toni vivi, derisivi, d’aedi
alati; le tede cerate ("Mai sì fitte" ridevo: unico falò s’esalò,
tizzi vari di là accesi); e i miracolati eroi, feroci... Oramai la
turba si rilassa: i coretti deliberò d’usare. Supercaos sul finir!
Baciamano? No: balli sardi, etnei lassù (spalcate!); citaredi per
tinnire, là, ed il "la" dare; il Bolero, clarini, fado, gavotta,
razzi, torce (Nice n’è venerata) lì. Di bolge, resse, la melata
famelica "feria" anodina è piena, e po’ po’ sorpassa l’etere la
trafelata folla. Fecero giri d’onore: dogi o re, in Italia, mai si
ritirarono sì coronati. Remore, Perù, aporetici timidi pareri... e
sopore, catenacci reiterati, Cile, far ruzza: a ragione si risanerà
lì ogni itala piaga; da grossa a ridotta, o remota, lì fu, seppur
nota, obliata. Mai amai la tivù: jet-set, idoli, satire...; ma nella
partita - penata, rude e tutta bella: erro? - ci rapì: panico vago,
lai di locco, mite ilarità di Pertini... tre pere a Madrid, rosea
Italia!
Giuseppe Varaldo

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