Credo che, come tutti i bambini, all’inizio mi fossi confuso con Dio. Fino al mio settimo anno d’età, avevo ignorato la resistenza del mondo. Mi ero sentito re, onnipotente, onnisciente e immortale ... Ritenersi Dio è la convinzione più diffusa tra i bambini non ancora sconfitti.
Crescere è stato smentirsi. Crescere è stata una caduta. Ho conosciuto la condizione di adulto soltanto attraverso le ferite, le violenze, i compromessi e le disillusioni. L’universo si era perso in un mare di disincanto. Ma che cos’è un uomo? È semplicemente qualcuno che non può ... Che non può sapere tutto. Che non può fare tutto. Che non può fare a meno di morire. La consapevolezza dei miei limiti aveva incrinato il guscio dell’infanzia: la lucidità mi aveva fatto crescere, anzi mi aveva ridimensionato. A sette anni avevo smesso di essere Dio, definitivamente.

Questa sera il giardino è ancora un’oasi di pace, banale come una notte di primavera. I grilli cantano il loro amore. I discepoli dormono. I timori che provo non trovano eco nell’aria tranquilla.
Che la coorte non abbia ancora lasciato Gerusalemme? Che Jehuda abbia avuto paura e si sia tirato indietro? Dài Jehuda, denunciami! Conferma che sono un impostore. Insisti con loro nel dire che mi credo un messia, che voglio privarli del potere. Incolpami. Avvalora i loro peggiori sospetti. Dài Jehuda! Spicciati! Fa’ che mi arrestino e procedano all’esecuzione. In fretta, per piacere. In fretta!

Per loro questa storia deve finire. Per me è ora che cominci.

Eric-Emmanuel Schmitt, Il Vangelo secondo Pilato (San Paolo Edizioni)

 

 

     

 

 

«Ho conosciuto un'ebrea di Gerusalemme che in una bettola, nell'avara luce di una lucerna fumosa, su un logoro tappeto, danzava levando le braccia e agitandole a far suonare i cimbali. Le reni inarcate, la testa rovesciata e come tirata dal peso della sua folta chioma rossa, gli occhi annegati di voluttà, ardente e languente, flessuosa, avrebbe fatto impallidire d'invidia Cleopatra stessa.
Amavo le sue danze barbare, il suo canto un po' rauco e insieme dolce, il suo odore d'incenso, il suo vivere trasognato. La seguivo dovunque. Mi confondevo alla vile ciurmaglia dei soldati, dei saltimbanchi e dei pubblicani da cui era circondata. Un giorno disparve, e non la rividi più. La cercai lungamente nei vicoli malfamati e nelle taverne. Era più difficile fare a meno di lei che del vino greco. Qualche mese dopo che l'avevo perduta, seppi, per caso, che si era unita a un piccolo gruppo di uomini e di donne che seguivano un giovane taumaturgo della Galilea. Si faceva chiamare Gesù il Nazareno, e fu crocefisso non ricordo per quale delitto. Ponzio, ti ricordi di quest'uomo? ».

Ponzio Pilato aggrottò le sopracciglia, si portò la mano alla fronte come chi vuole ritrovare un ricordo. Poi, dopo qualche istante di silenzio:«Gesù?» mormorò «Gesù il Nazareno? No, non ricordo».

Anatole France, Il procuratore della Giudea (Sellerio Editore)

 

 

 

 

Levi d'un tratto si avvicinò al tavolo, vi si appoggiò con entrambe le mani e guardando con occhi ardenti il procuratore gli sussurrò:
«Tu, egemone, devi sapere che a Jerushalaim ucciderò un uomo. Voglio dirtelo perché tu sappia che scorrerà altro sangue». «Anch'io so che ne scorrerà ancora», rispese Pilato, «tu non mi stupisci con le tue parole. Tu, ovviamente, mi vuoi uccidere?».
«Non riuscirei a uccidere te», rispose Levi, digrignando i denti in un sorriso, «non sono tanto sciocco da crederci, ma ucciderò Giuda di Kerioth, dedicherò a questo il resto della mia vita».
E qui un velo di gioia si diffuse negli occhi del procuratore, che chiedendogli di avvicinarsi con un gesto della mano, disse a Levi Matteo:
«Non ti riuscirà di farlo, non preoccupartene. Giuda è stato ucciso questa notte».
Levi si allontanò con un balzo dal tavolo lanciando sguardi selvaggi e gridò:
«Chi lo ha fatto?».
«Non ingelosirti», rispose Pilato digrignando i denti e stropicciandosi le mani, «temo che avesse altri discepoli, oltre a te».
«Chi è stato?», chiese ancora Levi in un sussurro.
Pilato gli rispose:
«Sono stato io».

Michail Afanas'evič Bulgakov, Il Maestro e Margherita

 

 

          

 

 

Giuda Iscariota dovette tirare i fili, usare i suoi contatti migliori nelle cerchie di farisei e sacerdoti, fare opera di convincimento, forse anche corrompere qualcuno, per organizzare la crocifissione di Gesù in mezzo a due piccoli delinquenti, la vigilia della Santa Pasqua. Quanto ai trenta denari, quelli se li sono inventati gli antisemiti delle generazioni successive. O forse se li inventò Giuda stesso, quei trenta denari, per dare coerenza alla storia. Perché cosa se ne faceva di trenta denari un altolocato possidente della città di Keriot? Trenta denari erano a quell'epoca non più del prezzo di un servo mediocre. E chi mai avrebbe pagato una somma del genere per indicare un uomo che tutti conoscevano? Un uomo che non aveva mai neanche per un istante cercato di nascondersi o negare la propria identità?
Giuda Iscariota è dunque l'ideatore, l'organizzatore, il regista e il produttore del dramma della crocifissione.

Amos Oz, Giuda (Feltrinelli Editore)

 

 

 

 

 

 

    

    

 

 

 



    

File midi
Eliyahu Hanavi, canto ebraico









 

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