8 marzo - March 8th - 8 mars - 8 de Marzo - 8 de Março - 8. März - 8 maart - 8 Μαρτιου - 8 Марта - 3月8日


  


Sul petto del vestito spiccava la lettera A, di fine tessuto rosso, circondata da un elaborato ricamo e da fantasiose fioriture di filo d'oro. Era eseguita con tanta arte, e con tanta ricchezza e sfoggio d'immaginazione, che sembrava quasi un ultimo e intonatissimo accessorio dell'abito che indossava, ed era di uno splendore in accordo col gusto del tempo, ma ben al di sopra di ciò che era consentito dalle spartane regole della comunità.
La giovane era alta, con una figura armoniosa ed elegante. Aveva una massa di capelli castano-scuri, così lucenti che riflettevano con dei barbagli i raggi del sole, e il suo volto, oltre a essere bello per la regolarità dei lineamenti e la magnificenza dell'incarnato, doveva la ricchezza dell'espressione alle sopracciglia ben disegnate e ai profondi occhi neri. Aveva anche un portamento da gran signora, secondo l'ideale di bellezza femminile del tempo, caratterizzata più da una certa maestà e dignità che da quell'indescrivibile grazia evanescente che piace ai nostri giorni. Mai Hester Prynne aveva avuto un'aria più da gran signora, nell'antica accezione del termine, che alla sua uscita dalla prigione.



Quelli che l'avevano conosciuta prima, e si erano aspettati di vederla coperta e velata dalla nube della sventura, rimasero attoniti, e perfino scandalizzati, nel vederla risplendere di una bellezza che trasformava in aureola la sfortuna e l'ignominia che l'avevano colpita. Forse un osservatore più sensibile avrebbe potuto notare in essa qualcosa di squisitamente doloroso. L'abito della donna, che lei stessa si era cucito per l'occasione in carcere, e che aveva tagliato seguendo la propria fantasia, sembrava esprimere l'atteggiamento del suo spirito, la disperata irrequietezza del suo io, con la sua stravaganza selvaggia e pittoresca. Ma il particolare che attirava tutti gli sguardi e, per così dire, trasfigurava colei sulla quale si trovava (al punto che uomini e donne che erano stati in relazione d'amicizia con Hester Prynne rimasero impressionati come se la vedessero allora per la prima volta), era la LETTERA SCARLATTA ricamata in modo così fantastico e splendente sul suo petto. Aveva l'effetto di un incantesimo che la ponesse al di fuori dei normali rapporti con il resto dell'umanità per includerla in una sua sfera particolare.
"Se la sa cavare con l'ago, questo è un fatto", fece notare una delle spettatrici; "ma quale donna, prima di questa peccatrice sfrontata, se n'è mai vantata con tanta spudoratezza? Ma insomma, comari, questo è ridere in faccia ai nostri magistrati, se ci si adorna di ciò che questi buoni e degni gentiluomini hanno stabilito come punizione!".



[...] Il tetro sbirro fece un cenno con la mazza. "Fate largo, buona gente! Fate largo, in nome del re!" gridò. "Aprite un varco e vi prometto che la signora Prynne sarà posta là dove uomini, donne e bambini possano vedere bene il suo ornamento per tutto il tempo da adesso all'una del pomeriggio. Sia benedetta l'onesta colonia del Massachusetts, dove l'iniquità viene portata alla luce del sole!
Venite, signora Hester, venite a mostrare la vostra lettera scarlatta sulla piazza del mercato!".



[...] Era tornata, dunque, a riprendere di sua volontà, perché neppure il più severo magistrato di quell'epoca ferrea avrebbe potuto imporglielo, a riprendere il simbolo sul quale abbiamo narrato una storia tanto cupa. Esso non lasciò mai il suo petto. Col trascorrere dei tristi, penosi anni di raccoglimento che conclusero la vita di Hester, la lettera scarlatta cessò tuttavia di essere un marchio che attirava il disprezzo e la cattiveria del mondo, e divenne il simbolo di qualcosa da compiangere, e da considerare con sgomento, eppure con riverenza. Poiché Hester Prynne non perseguiva fini egoistici, e non viveva certo per suo vantaggio o per suo godimento, la gente cominciò a confidarle i suoi dolori e le sue preoccupazioni, e richiedeva i suoi consigli, dato che lei stessa aveva attraversato momenti così difficili. Le donne, soprattutto, negli incessanti affanni delle passioni oltraggiate, sprecate, ferite, malriposte o aberranti e peccaminose, o col triste fardello di un cuore chiuso in sé, perché trascurato e sottovalutato, si recavano nella casupola di Hester, chiedendole perché fossero così disgraziate, e se ci fosse un rimedio! Hester le confortava e le consigliava meglio che poteva. Le assicurava pure della sua ferma convinzione che, in un periodo migliore, quando il mondo sarebbe stato maturo, quando fosse piaciuto al Cielo, sarebbe stata rivelata una nuova verità per ristabilire le relazioni tra uomo e donna su fondamenta più sicure di mutua felicità.

Nathaniel Hawthorne: "La lettera scarlatta"








    

      


     



 




File midi
 J. Brahms: Sinfonia No.4 in E, Op.98




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