|

Sul petto del vestito spiccava la lettera A, di fine tessuto rosso,
circondata da un elaborato ricamo e da fantasiose fioriture di filo d'oro.
Era eseguita con tanta arte, e con tanta ricchezza e sfoggio
d'immaginazione, che sembrava quasi un ultimo e intonatissimo accessorio
dell'abito che indossava, ed era di uno splendore in accordo col gusto del
tempo, ma ben al di sopra di ciò che era consentito dalle spartane regole
della comunità.
La giovane era alta, con una figura armoniosa ed elegante. Aveva una massa
di capelli castano-scuri, così lucenti che riflettevano con dei barbagli i
raggi del sole, e il suo volto, oltre a essere bello per la regolarità dei
lineamenti e la magnificenza dell'incarnato, doveva la ricchezza
dell'espressione alle sopracciglia ben disegnate e ai profondi occhi neri.
Aveva anche un portamento da gran signora, secondo l'ideale di bellezza
femminile del tempo, caratterizzata più da una certa maestà e dignità che
da quell'indescrivibile grazia evanescente che piace ai nostri giorni. Mai
Hester Prynne aveva avuto un'aria più da gran signora, nell'antica
accezione del termine, che alla sua uscita dalla prigione.

Quelli che
l'avevano conosciuta prima, e si erano aspettati di vederla coperta e
velata dalla nube della sventura, rimasero attoniti, e perfino
scandalizzati, nel vederla risplendere di una bellezza che trasformava in
aureola la sfortuna e l'ignominia che l'avevano colpita. Forse un
osservatore più sensibile avrebbe potuto notare in essa qualcosa di
squisitamente doloroso. L'abito della donna, che lei stessa si era cucito
per l'occasione in carcere, e che aveva tagliato seguendo la propria
fantasia, sembrava esprimere l'atteggiamento del suo spirito, la disperata
irrequietezza del suo io, con la sua stravaganza selvaggia e pittoresca.
Ma il particolare che attirava tutti gli sguardi e, per così dire,
trasfigurava colei sulla quale si trovava (al punto che uomini e donne che
erano stati in relazione d'amicizia con Hester Prynne rimasero
impressionati come se la vedessero allora per la prima volta), era la
LETTERA SCARLATTA ricamata in modo così fantastico e splendente sul suo
petto. Aveva l'effetto di un incantesimo che la ponesse al di fuori dei
normali rapporti con il resto dell'umanità per includerla in una sua sfera
particolare.
"Se la sa cavare con l'ago, questo è un fatto", fece notare una delle
spettatrici; "ma quale donna, prima di questa peccatrice sfrontata, se n'è
mai vantata con tanta spudoratezza? Ma insomma, comari, questo è ridere in
faccia ai nostri magistrati, se ci si adorna di ciò che questi buoni e
degni gentiluomini hanno stabilito come punizione!".

[...] Il tetro sbirro fece un cenno con la mazza. "Fate largo, buona gente! Fate
largo, in nome del re!" gridò. "Aprite un varco e vi prometto che la
signora Prynne sarà posta là dove uomini, donne e bambini possano vedere
bene il suo ornamento per tutto il tempo da adesso all'una del pomeriggio.
Sia benedetta l'onesta colonia del Massachusetts, dove l'iniquità viene
portata alla luce del sole!
Venite, signora Hester, venite a mostrare la vostra lettera scarlatta
sulla piazza del mercato!".

[...] Era tornata, dunque, a riprendere di sua volontà, perché neppure il
più severo magistrato di quell'epoca ferrea avrebbe potuto imporglielo, a
riprendere il simbolo sul quale abbiamo narrato una storia tanto cupa.
Esso non lasciò mai il suo petto. Col trascorrere dei tristi, penosi anni
di raccoglimento che conclusero la vita di Hester, la lettera scarlatta
cessò tuttavia di essere un marchio che attirava il disprezzo e la
cattiveria del mondo, e divenne il simbolo di qualcosa da compiangere, e
da considerare con sgomento, eppure con riverenza. Poiché Hester Prynne
non perseguiva fini egoistici, e non viveva certo per suo vantaggio o per
suo godimento, la gente cominciò a confidarle i suoi dolori e le sue
preoccupazioni, e richiedeva i suoi consigli, dato che lei stessa aveva
attraversato momenti così difficili. Le donne, soprattutto, negli
incessanti affanni delle passioni oltraggiate, sprecate, ferite,
malriposte o aberranti e peccaminose, o col triste fardello di un cuore
chiuso in sé, perché trascurato e sottovalutato, si recavano nella
casupola di Hester, chiedendole perché fossero così disgraziate, e se ci
fosse un rimedio! Hester le confortava e le consigliava meglio che poteva.
Le assicurava pure della sua ferma convinzione che, in un periodo
migliore, quando il mondo sarebbe stato maturo, quando fosse piaciuto al
Cielo, sarebbe stata rivelata una nuova verità per ristabilire le
relazioni tra uomo e donna su fondamenta più sicure di mutua felicità.
Nathaniel Hawthorne: "La lettera scarlatta"




   

File midi
J. Brahms: Sinfonia No.4 in E, Op.98

ARCHIVIO
HOME
|